Michele Bovino e Antonio Pagliara presentano:
Il ritorno della taranta,
un libro di Vincenzo Santoro,
Museo della civiltà contadina, Tuglie
Ore 20:30
26 Agosto
13 agosto
ore 22:00
Torre San Giovanni,
libreria Antica Roma
A. Pagliara racconta
FATTI E CULACCHI DA SCHIOMA
La narrativa a Lecce e in provincia
...Si inserisce a pieno titolo nel filone del romanzo sperimentale l'opera prima di Antonio Pagliara, Schioma. In un continuo sovrapporsi di registri espressivi dal sapore barocco e surrealistico, nella trama non lineare che si assimila alle continue digressioni e agli inserti saggistici finto-eruditi, il romanzo narra le vicende di due amici, Nunzio e Mino, che giungeranno alla soglia della maturità per decidere il senso della propria vita. Numerosi e stravaganti personaggi intrecciano le loro storie tra Lecce e provincia, in situazioni tragicomiche nelle quali si mescolano realtà e fantasia, la quotidianità più inquieta delle nuove generazioni e la saggezza "catto-nichilista" delle tradizioni popolari. Il denominatore comune è sempre la "Schioma", termine dialettale della zona gallipolina indicante il peccato capitale dell'accidia. L'allucinato umorismo, che è la chiave peculiare del romanzo, si accompagna all'uso intelligente del dialetto e alla pluralità dei piani linguistici coinvolti nella narrazione...
Barone - Moliterni
CASTRO WORLD MUSIC FESTIVAL
23/24/25 LUGLIO 2009
Il Festival vuole essere un momento di incontro artistico finalizzato all'organizzazione di attività che ruotano intorno alla:
Danza, Musica, Gastronomia locale, Beni Culturali
Il festival prevede una rosa di attività, attraverso l'organizzazione di atelier di danza e musica, di seminari e convegni, che si articoleranno durante tutto l'arco della giornata.
La seconda serata, il 24 luglio, si apre dalle ore 20h con due appuntamenti culturali, "FATTI E CULACCHI DA SCHIOMA" raccontati da Antonio Pagliara, personaggi e storie in una narrazione non lineare e sovrabbondante attraverso linguaggi cinematografici, tecnici, dialettali.

Oggetto
Richiesta al sindaco di Cogliano per ottenere un vitalizio (leggi pensione sociale) per non farmi emigrare e quindi frenare la fuga dei cervelli e lo spopolamento. Sono disposto ad arare ed inseminare tutte le femmine che volete per far fare i figli di cui il nostro paese ha tanto bisogno, anche se poi la Nina credo che mi romperebbe l’aratro.
Motivo che mi ha spinto a scrivere
Gigi, il mio vicino di casa a Lecce, guadagna mille euro al mese in pensioni statali perché è zoppo e cieco. Decido di scrivere quando scopro che va a caccia nei fine settimana e si diletta con la bici da camera.
Secondo motivo che mi ha spinto a scrivere
Aiutatemi!
Dati personali
Nato a Cogliano (Le) il 2 marzo 1975. Sono quasi celibe e quasi sposato con la Nina. Vivo a Cogliano o a Lecce per lavoro. Ho perso il cellulare ieri.
Istruzione
Ho studiato geometria, pedagogia, scienza e greco. (Frequentai per due anni il tecnico per geometri, un anno lo scientifico ma cambiai perché mi piaceva una secchiona del classico. Ho concluso la carriera con un anno di magistrale).
Interessi
Fumare il fumabile, calcio, spiare il mio vicino zoppo (non riesco a capire come fa questo tocco di zoppo a cambiare donna ogni settimana).
Esperienze lavorative
La Nina mi rompeva che non lavoravo. Decido: vado dal vecchio Don Gianni Piluso e gli chiedo di lavorare nella sua impresa di calze. Prendo appuntamento, mi incravatto (dice che per andare a fare l’operaio la cravatta non si capice perché, ma la Nina è fissata con questi addobbi e mi ha costretto puntandomi con lo sguardo e le mani puntellate sui fianchi). Entro bello, elegante, capello sagomato, stringo la mano al vecchio che mi dice con sicurezza ...no!... prima che io possa aprire bocca. Afflitto, capo chino, contando le piastrelle, esco pensando all’assalto della Nina. Mentre mi chiudo la porta dietro, toh, chi ti vado a vedere: quella strega della Gisella, che ci odiamo sin da quando facevamo l’asilo. Mi sorride, si dà due strizzate agli abnormi parapetti, una lisciata alla gonnellina che è tanto corta che sembra quella di sua sorella che va alle elementari ed entra dopo avermi detto “ciao stronzo”. Dagli argomenti che sta per proporre al vecchio intuisco che lei otterrà il posto di lavoro, io no. Che fare? Passo passo, invece di svoltare verso l’uscita avvicino l’orecchio alla porta e faccio l’unica cosa necessaria in quel caso per potermi procurare un lavoro: Origlio. ...stasera Don Gianni gli posso fare conoscere le mie esperienze lavorative. Lavorai con molti omini, anche contemporaneamente...
Si capisce, senza assistere al succoso spettacolo, che al Don gli stanno per scoppiare le coronarie e rischia di diventare cianofilo, diabetico e iperbarico.
I fatti realmente accaduti, narrati in queste pagine, sono frutto della fantasia dell’autore.
STORIA DI UN TITOLO
Dopo aver ammassato racconti e scritture da siti libri e carte abbandonate nei pressi del camin, pronte per alimentare la vivace fiamma invernale, salvati dalla fiamma dell’oblio, mi si è presentata la necessità di unificare sotto lo stesso cielo, reductio ad unum, dei fenomini narrativi senza attinenza reciproca che condividono invero un’unica origine, lo stesso utero mentale, perciò fratellastri, saltati fuori da un’unica penna, da un’unica testa, la mia in tempi e in luoghi differenti. L’assenza di un’unità reale sarà un’attesa prova per i miei detrattori che avranno agio di dimostrare una volta ancora la mia schizofrenia e incoerenza. Ma da una certa età ho intuito che era necessario prendersi cura delle proprie malattie mentali, coltivarle, incoraggiarle, riporle in una culla di ovatta perché potessero svilupparsi sanamente senza interferenza con prognosi, diagnosi. Perché quindi non accumulare scriteriatamente delle scritture nelle quali io stesso non mi riconosco? Questi racconti, come vite effimere, chiedevano al loro nume creatore un segno, che infine per debordante autocompiacimento non ho negato. Proiezione su queste giovani esistenze verbali delle ipocondrie esistenziali del loro autore. La nostalgia della reductio ad unum, il meraviglioso e favoloso sentimento della divinità, dell’unità, della trascendenza ordinatrice una, che pure mi assilla durante certi incubi notturni con parole di fuoco e maledizioni ultraterrene, mi ha costretto ad individuare un titolo unificante per serbare in questo caos universale, in questo indefinito e infinito crollo di tutto e di noi stessi, dicevo mi ha spinto a individuare una qualche forma di monoteismo consolante che possa essere premiato dall’imprevedibile mercato della carta stampata: Ricadute .... ha il pregio di unificare il caos narrativo sotto una rubrica definitiva, lettere di fuoco raffreddate, falsamente significativa; presenta il vantaggio dell’immediatezza perché mi arrischio nel credere che chiunque avrà chiaro il contenuto del libro semplicemente occhieggiando il titolo; evita l’umiliante ricorso al titolo “Racconti” che più di una volta mi è balzato nella testa soprattutto durante certe meditabonde sedute intestinali.
In tutta onestà, all’avvio delle ricerca, il titolo “racconti”, come un infausto spaventapasseri dei pensieri originali, si era piantato autonomamente nel mezzo dei campi arati della mia coscienza per allontanare qualunque volatile soluzione dignitosa. Da subito mi sono affidato ad un manuale di Tetrapiloctomia, riposto sul comodino da un lontano master degli anni giovanili nella facoltà di Irrilevanza Comparata, alla ricerca della chiave di volta da incastrare sulle pietre narrative del presente edificio letterario. Esorcizzato dunque lo spettro della dicitura “racconti” mi sono arenato con acuta stupidaggine in altalenanti esercizi di Ossimorica e Adynata: Prolegomeni finali (idea rapita invero a un celebre testo del filologo tedesco Schultz), Scritture vergate in assenza d’inchiostro, Vocalizzi narrativi muti mutanti, ecc. Venuta meno l’instabile vena baroccheggiante, mi sono riproposto più miti traguardi.
Messo da parte ancora una volta l’estenuante “racconti”, il titolo ostentatomi nella mente è stato: Novelle. La pochezza, che generalemente mi conquista, quella volta mi ha lasciato l’amaro in bocca. Forse era necessario aggiungere un aggettivo. Novelle Salentine. Ma del Salento c’era ben poco nelle pagine che sarebbero seguite al titolo e dunque l’arte turistica non mi avrebbe aiutato. (Per arte turistica si intende un settore molto sviluppato della produzione contemporanea delle opere sotto l’egida delle muse che riesce ad accordare una qualche struttura narrativa, generalmente di secondaria importanza, obbligatoriamente simpatica, alla promozione di un territorio o di una cultura. Esempio ne sono i vari filmici matrimoni etnici, indiano, greco ecc. o gastronomici, cous cous oppure romanzi inconsistenti dai titoli etnicamente definiti: schioma...). Procediamo. Novelle Italiane. Maliziosamente per un attimo ho pensato che...
una pasquetta mmeru a ddha ssotta a lu capu, chira masseria te la fotu se chiama palummaru. a ci vaniti tutti ca bbe cuntu quacche storia
(simil dialetto del capo)