“Grazie e scusate per il disturbo”. Questo il messaggio di Antonio Pagliara a chiusura del suo romanzo, ringraziando gli amici. Quasi fosse un po’ pentito di aver dato troppo di sé.
Accade di vivere in una terra e di essere convinto che ti appartenga e che tu gli appartenga profondamente, totalmente. Accade di vivere in una terra e di sentirne le più sottili vibrazioni. Accade di vivere in una terra e di portare sempre con te, anche quando le longitudini e le latitudini ti conducono lontano, il suo imperativo, il suo comandamento di vita. Accade di vivere regolato e al tempo stesso sregolato dalla schioma. Accade anche quando il tempo della tua vita è scandito da altri riti e da altri ritmi. Schioma... prima di leggere il romanzo di Antonio Pagliara non conoscevo questo vocabolo, ma ben conoscevo e conosco quella sorta di astrazione dal reale, quella sorta di immersione o meglio sospensione che ci acchiappa a noi del Sud.
L’occhio dello scrittore è mobile come quello di una telecamera. La testa dello scrittore è la cabina di regia che monta, senza alcuna sosta, scene che altrimenti non troverebbero un legame tra loro. Le mani dello scrittore si animano di vita quando si muovono sulla tastiera per incasellare, parola dopo parola, il ritratto dei personaggi tratteggiandoli sulla tela narrativa per regalare una storia ai lettori. Questo l’utilizzo che lo scrittore fa del suo corpo e della sua mente, con l’obiettivo di estrarre da sé per dare agli altri con il movimento maieutico unico e irripetibile della nascita.
Così, nelle oltre duecento pagine di Schioma, ci ritroviamo in un paesaggio affollato e onirico in cui convivono e rivivono personaggi, leggende, luoghi, che rappresentano il nostro DNA. Vittorio Bodini, a cui i salentini guardano con suggestione e il surrealismo del barocco, il folletto dispettoso: Moniceddhu o Lauriuddhu, gli sguari un po’ fanciulleschi, le immancabili fatture d’amore, le donne oggetto di desiderio e sul fondale lo sguardo a Calvino e Capossela e lo studio e la schioma, sempre lei a segnare l’azione del narratore. Questo incontriamo riga dopo riga, pagina dopo pagina, ma questa costruzione narrativa è un involucro per racchiudere l’anima del romanzo. Ogni storia ha il suo animus, ogni storia ha questo discreto protagonista che non si mostra a tutti, ma si svela solo a chi vuole andare oltre l’involucro, si svela a chi vuole scartare il primo involucro narrativo per entrare nel cuore pulsante della narrazione, si svela a chi vuol percorrere fino in fondo l’esperienza unica della lettura che è proprio in questo particolare incontro. L’animus di Schioma si nasconde dietro l’indolenza, la rilassatezza, la liricità della Schioma, è un grappolo di bisogni, incertezze, speranze, miti che ci portano lontano dalla nostra terra e a volte anche da noi stessi, ma al tempo stesso ci tengono saldamente ancorati a questo sputo di sole, mare e vento sottile come una striscia, ma avvolgente come un abbraccio.
PRESENTAZIONE LIBRERIA APULIAE 22 FEBBRAIO 2008 LECCE