Schioma

un romanzo salentino - LUCA PENSA EDITORE
sabato, 13 giugno 2009

work in progress

I fatti realmente accaduti, narrati in queste pagine, sono frutto della fantasia dell’autore.

STORIA DI UN TITOLO

 

Dopo aver ammassato racconti e scritture da siti libri e carte abbandonate nei pressi del camin, pronte per alimentare la vivace fiamma invernale, salvati dalla fiamma dell’oblio, mi si è presentata la necessità di unificare sotto lo stesso cielo, reductio ad unum, dei fenomini narrativi senza attinenza reciproca che condividono invero un’unica origine, lo stesso utero mentale, perciò fratellastri, saltati fuori da un’unica penna, da un’unica testa, la mia in tempi e in luoghi differenti. L’assenza di un’unità reale sarà un’attesa prova per i miei detrattori che avranno agio di dimostrare una volta ancora la mia schizofrenia e incoerenza. Ma da una certa età ho intuito che era necessario prendersi cura delle proprie malattie mentali, coltivarle, incoraggiarle, riporle in una culla di ovatta perché potessero svilupparsi sanamente senza interferenza con prognosi, diagnosi. Perché quindi non accumulare scriteriatamente delle scritture nelle quali io stesso non mi riconosco? Questi racconti, come vite effimere, chiedevano al loro nume creatore un segno, che infine per debordante autocompiacimento non ho negato. Proiezione su queste giovani esistenze verbali delle ipocondrie esistenziali del loro autore. La nostalgia della reductio ad unum, il meraviglioso e favoloso sentimento della divinità, dell’unità, della trascendenza ordinatrice una, che pure mi assilla durante certi incubi notturni con parole di fuoco e maledizioni ultraterrene, mi ha costretto ad individuare un titolo unificante per serbare in questo caos universale, in questo indefinito e infinito crollo di tutto e di noi stessi, dicevo mi ha spinto a individuare una qualche forma di monoteismo consolante che possa essere premiato dall’imprevedibile mercato della carta stampata: Ricadute .... ha il pregio di unificare il caos narrativo sotto una rubrica definitiva, lettere di fuoco raffreddate, falsamente significativa; presenta il vantaggio dell’immediatezza perché mi arrischio nel credere che chiunque avrà chiaro il contenuto del libro semplicemente occhieggiando il titolo; evita l’umiliante ricorso al titolo “Racconti” che più di una volta mi è balzato nella testa soprattutto durante certe meditabonde sedute intestinali.

In tutta onestà, all’avvio delle ricerca, il titolo “racconti”, come un infausto spaventapasseri dei pensieri originali, si era piantato autonomamente nel mezzo dei campi arati della mia coscienza per allontanare qualunque volatile soluzione dignitosa. Da subito mi sono affidato ad un manuale di Tetrapiloctomia, riposto sul comodino da un lontano master degli anni giovanili nella facoltà di Irrilevanza Comparata, alla ricerca della chiave di volta da incastrare sulle pietre narrative del presente edificio letterario. Esorcizzato dunque lo spettro della dicitura “racconti” mi sono arenato con acuta stupidaggine in altalenanti esercizi di Ossimorica e Adynata: Prolegomeni finali (idea rapita invero a un celebre testo del filologo tedesco Schultz), Scritture vergate in assenza d’inchiostro, Vocalizzi narrativi muti mutanti, ecc. Venuta meno l’instabile vena baroccheggiante, mi sono riproposto più miti traguardi.   

Messo da parte ancora una volta l’estenuante “racconti”, il titolo ostentatomi nella mente è stato: Novelle. La pochezza, che generalemente mi conquista, quella volta mi ha lasciato l’amaro in bocca. Forse era  necessario aggiungere un aggettivo. Novelle Salentine. Ma del Salento c’era ben poco nelle pagine che sarebbero seguite al titolo e dunque l’arte turistica non mi avrebbe aiutato. (Per arte turistica si intende un settore molto sviluppato della produzione contemporanea delle opere sotto l’egida delle muse che riesce ad accordare una qualche struttura narrativa, generalmente di secondaria importanza, obbligatoriamente simpatica, alla promozione di un territorio o di una cultura. Esempio ne sono i vari filmici matrimoni etnici, indiano, greco ecc. o gastronomici, cous cous oppure romanzi inconsistenti dai titoli etnicamente definiti: schioma...). Procediamo. Novelle Italiane. Maliziosamente per un attimo ho pensato che...

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Una storia d’amore che si perde in un surreale labirinto, un folletto che nella notte ti toglie il respiro, un assassino incomprensibile, uno studente ignavo, una strega innamorata: Sono questi alcuni dei personaggi e delle storie di Schioma che intervengono in un continuo sovrapporsi di digressioni in una narrazione non linerare e sovrabbondante attraverso linguaggi cinematografici, tecnici, dialettali. Ora tenero e malinconico, ora volgare e feroce, il romanzo narra le vicende di due amici, il Nunzio e Mino, che giungeranno alla soglia della maturità per decidere il senso della propria vita. O forse per non decidere e rinviare ancora una volta il momento in cui dovranno immergere le mani nella liscivia bollente. A proposito, Vittorio Bodini e Vinicio Capossela sono i due numi tutelari linguistici che ammiccano continuamente nella trama suggerendo versi e pensieri. Sulla sfondo delle tante vicende narrate, la Schioma, l’indolenza meridionale, accidia per i medievali, che penetra nella ossa, tra le meningi a dissolvere qualsiasi possibilità di riscatto.

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