DI ROCCO RICCHIANE
1 ERA BRUTTU, RESSU E CURTU, CULLU NASU SCRAFAZZATU
CULLI MUSI TE PRESUTTU MA DE TUTTE NNAMMURATU
ALL’ANDATA TE ..........................
NI BBA SONA L’ORGANETTO MENTRE IDDHA STAE CURCATA
5 E NI CANTA CU PASSIONE LA CCHIU BELLA SERENATA
LU PASCALINU TOU TE LA STA FACE E TIE TE LA STA SIENTI INTHRA LU LIETTU
LA MEGGHIU SERENATA CA TE PIACE MENTRE LU CORE TE STA ZZUMPA A MPIETTU
LA UCCA TIENI FRISCA COMU NA ROSA E ZUCCARATA COMU A NU CONFETTU
CU TUTTA LA PASSIONE ULIA TE SPOSA, LU PASCALINU TOU CULL’ORGANETTO
15 MO ALLA NZILLA, MO ALLA NDATA, MO ALLA ROSA MO ALLA SASA
OGNI SIRA CANGIA CASA, MA NU CANGIA LA SUNATA
OGNI FIMMANA ZIETELLA, VEDUVELLA O MMARETATA
SE LA SENTE BELLA BELLA AHI MAMMA, SPECIE QUANDU STAE CURCATA
E LU PASCALINU NESCIU NI LA MPANA N’AUDDHA FIATA
20 LU PASCALINU TOU TE LA STA FACE E TIE TE LA STA SIENTI INTHRA LU LIETTU
LA MEGGHIU SERENATA CA TE PIACE MENTRE LU CORE TE STA ZZUMPA A MPIETTU
LA UCCA TIENI FRISCA COMU NA ROSA E ZUCCARATA COMU A NU CONFETTU
CU TUTTA LA PASSIONE ULIA TE SPOSA, LU PASCALINU TOU CULL’ORGANETTO
Ci accingiamo ad un’attenta quanto spassionata analisi di un testo per musica del celebre autore salentino B. Petrachi. La nostra scelta è ricaduta su “Lu Pascalinu” nel quale abbiamo ravvisato una spigliata tessitura testuale che, come un arazzo dalla complessa geometria, tenteremo di esplicare, spiegare, aprire al fine di sfatare forsennati luoghi comuni che prevedono ciecamente banalità nelle composizioni così dette “popolari”. Mi affretto sin d’ora ad anticipare il tema portante di questa noterella. Lungi dall’episodico espediente del comune “doppio senso”, che caratterizza tanta parte dell’umoralità popolare, in questo testo ci imbattiamo in una vera e propria allegoria umoristica finemente elaborata.
... ERA BRUTTU, RESSU E CURTU, CULLU NASU SCRAFAZZATU ... Il primo verso di indubbia espressività macchiettistica riferisce i dettagli di una parvenza spietatamente ripugnante del personaggio della canzone: lu Pascalinu. Per l’elaborazione dell’allegoria in questione era prioritario presupporre l’aspetto laido del musicista Pascalinu. Nulla eccita maggiormente la fantasia popolare dell’amante repellente. Quale maggiore erotismo dell’immagine della bella e della bestia? visione purtroppo edulcorata ahimé da una troppo politicamente corretta metamorfosi. Nel testo in analisi al contrario, lu Pascalinu conserverà la propria sgradevolezza facciale e al contempo si farà esperto vendicatore di tutti gli sconfitti della terra. Lo si immagina repellente ma spietato intento alla “sunata” con vari languidi personaggi femminili.
In verità i primi tre versi nulla lasciano presagire dello sviluppo allegorico del testo. E’ forse il verso quarto che introduce con leggiadra immagine il sospetto di una dozzinale allegoria ... NI BBA SONA L’ORGANETTO MENTRE IDDHA STAE CURCATA... : perché infatti il Pascalino dovrebbe suonerle l’organetto alla signora in questione quando quest’ultima è adagiata tra le lenzuola? Nasce dunque il dubbio che la “CCHIU BELLA SERENATA” possa essere altro da una semplice musica e che l’innocente “Organetto”nasconda ben altri strumenti. Avanzando un passo dopo l’altro sull’impervio filo sospeso dell’allegoria non dichiarata, il nostro autore prosegue con un raffinatissimo “TIE STA TE LA SIENTI” che può alludere certo ad un sentire uditivo e dunque musicale ma anche ad un sentire più corposo al quale ci condurrebbe “lu liettu” che ritorna una volta ancora a sparigliare la carte in gioco sul nostro tavolo testuale. Un equilibrio dunque mai rotto, un detto non detto che lascia assaporare senza mai offrire il boccone della risata liberatoria? Non è così. E’ forse questa la sapienza tecnica maggiore del breve testo in analisi. Infatti, quando tutto sembra procedere sobriamente ecco l’esplosione colorita, il corto circuito linguistico che dà ad intendere che infine i sospetti erano fondati: “NI LA MPANA N’AUDDHA FIATA” cioè “gliela avvita un'altra volta”. Facendo ricorso ad un verbo di un contesto differente, l’allegoria musicale diventa allegoria meccanico-idraulica, “mpanare” cioè “avvitare”, dichiarando apertamente che la musica suonata fino a quel momento in differenti talami con differenti delicati personaggi femminili altro non era che un’attività ludico-erotica. Ciò che era stato un organetto diventa in questo verso un cacciavite, la cui morfologia tradisce una più scurrile operazione. ... LA MEGGHIU SERENATA CA TE PIACE MENTRE... Dopo lo svelamento del linguaggio simbolico la canzone si avvia ad una conclusione vivace e gioiosa in splendidi doppi endecasillabi cantabili che stemperano la grassa risata in allegria goliardica.